#arenaestiva: “Monolith”, un film di Ivan Silvestrini, la recensione

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Monolith (id, Italia, 2016) di Ivan Silvestrini con Katrina Bowden, Damon Dayoub, Brandon Jones, Jay Hayden

Sceneggiatura di Elena Bucaccio, Stefano Sardo, Ivan Silvestrini, Mauro Uzzeo, dal fumetto omonimo di Roberto Recchioni (Bonelli Editore)

Horror, 1h 26’, Vision Distribution, in uscita il 12 agosto 2017

Voto: 6 su 10

Fin dove si è disposti ad arrivare per mettere al sicuro la vita dei propri cari? Uno spunto sul quale ci porta a riflettere il film di Ivan Silvestrini Monolith, sua terza regia dopo l’apprezzata commedia Come non detto e il poco visto 2Night, e sua prima incursione nel cinema di genere. La pellicola, infatti, affonda le proprie radici nell’ormai annoso dibattito che vede imputati l’uomo e il sempre più minaccioso avanzamento tecnologico, quest’ultimo reo di sostituirsi troppo spesso al senso decisionale della mente umana. Sulla questione, la storia del cinema si è ampiamente espressa, il più delle volte ipotizzando panorami funesti per il genere umano, soppiantato dall’avvento di dispositivi sempre più autonomi e in grado di ribaltare il primato del ruolo. Accadeva a Julie Christie di rimanere vittima dei propri elettrodomestici nel seminale Generazione Proteus, e si ripete oggi l’incubo per Katrina Bowden, la cui dabbenaggine rischia di mettere in serio pericolo l’incolumità del figlioletto in quest’angoscioso thriller orrorifico, quasi interamente ambientato nel roccioso deserto americano.

locandina (1)La Monolith del titolo è una super-macchina, progettata per essere la più sicura sul mercato, a prova di collisione ed effrazione, tanto da essere assolutamente impenetrabile una volta chiusa. La guida Sandra (Bowden), ex star della musica pop in crisi coniugale e in fuga da una vita che la delude; sul sedile posteriore c’è il figlio David, poco più di un anno e ben bardato dalle cinture del seggiolino. Il più classico degli imprevisti costringe la donna a scendere dall’auto in pieno nulla, mentre il piccolo azionerà del tutto involontariamente il blocco automatico di ogni apertura. Riuscirà Sandrà a salvare la sua prole prima che finisca arrosto in questo forno inespugnabile?

Girare il film, ha detto Silvestrini, è stato una vera e propria epopea, e possiamo immaginarne le ragioni: parliamo, infatti, della prima pellicola distribuita (con uno sforzo di 200 copie) dalla neonata Vision Distribution, la società fondata nel dicembre 2016 dall’accordo del gruppo Sky Italia con alcune importanti case di produzioni indipendenti italiane, con l’intento di sostenere e stimolare il nostro cinema. L’impegno produttivo di Sky Cinema, di Lock & Valentine e della Sergio Bonelli Editore è stato importante non tanto in termini di budget (all’incirca di un milione di euro) quanto per il coraggio nel perseguire un progetto sensato solo se realizzato negli Stati Uniti. La scommessa può dirsi vinta, nonostante la fragilità della sceneggiatura e certe cadute psicologiche d’accatto: Monolith inchioda alla visione, memore delle regole dello slasher e dei pericoli provenienti dalla natura maligna, e fa di questa macchina nera parlante (con la voce della perfida Katherine “Brooke” Kelly Lang), dall’aspetto tetro e squadrato, un antagonista in piena regola, catafalco subumano dal ventre avido, quasi una seconda madre iperprotettiva con la quale la protagonista si troverà sin da subito in conflitto.

Silvestrini e tutta la squadra tecnica a disposizione (interamente italiana) sono attenti a cavalcare e a non sciupare le esagerazioni prese in prestito dal fumetto dal quale il film è tratto, ed è sadicamente esilarante l’accanimento diabolico nei confronti del piccolo David, immobilizzato dai cinturoni e letteralmente imbacuccato con un pesantissimo pellicciotto da orso fin sopra la testa, mentre il clima è tropicale e lui soffre anche d’asma. Gli appassionati del genere si divertiranno e per il nostro cinema è un’autentica boccata d’ossigeno.

Giuseppe D’Errico

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