#arenaestiva: “Lady Bird”, un film di Greta Gerwig, la recensione

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Lady Bird (id, Usa, 2017) di Greta Gerwig con Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet, Beanie Feldstein, Lois Smith

Sceneggiatura di Greta Gerwig

Commedia, 1h 34′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 1 marzo 2018

Voto: 8 su 10

È stato l’outsider della stagione cinematografica Lady Bird, romanzo di formazione autobiografico scritto e diretto da Greta Gerwig, qui al suo esordio registico in solitaria dopo una carriera d’attrice che l’ha vista regina incontrastata del mumblecore indie americano: dalla sua presentazione in anteprima al Toronto Film Festival la scorsa estate, il film ha raccolto praticamente solo consensi e candidature ai premi più importanti (5 nomination all’Oscar, compresa Miglior Regia, quinto caso nella storia per una donna), culminati nelle due vittorie ai Golden Globe come Miglior Film e Miglior Attrice Protagonista alla strepitosa Saoirse Ronan.

Lady_Bird_-_LocandinaSullo schermo nero si staglia una citazione della scrittrice Joan Didion che non lascia nulla al caso: “Chiunque parli dell’edonismo californiano non ha mai passato un Natale a Sacramento”. Ed è proprio lì che ci troviamo, è il 2002 e la ferita terroristica ancora cocente, soprattutto per una ragazzina sedicenne col mito di New York. Christine McPherson (Ronan), alter ego della Gerwig che in quei luoghi è nata e vissuta, si commuove mentre ascolta “Furore” di Steinbeck in auto con la madre (una magnifica Laurie Metcalf), sa bene di appartenere al versante sbagliato della ferrovia, ma non si adegua al destino di pratica sicurezza che sembra già predisposto per lei. La scuola cattolica le sta stretta, così come le continue restrizioni dettate da una situazione famigliare complicata. Il suo sogno più grande è evadere da una città priva di stimoli ed essere ammessa in un college della Grande Mela. Nel frattempo si districherà tra prime esperienze sentimentali insoddisfacenti, amicizie vere e di facciata e, soprattutto, farà finalmente i conti con una figura materna da sempre motivo di scontri brutali.

Quello che sulla carta sembrerebbe il solito campionario di isterismi adolescenziali, è in realtà un delicato e commovente ritratto femminile che trova nella sincerità e nell’assoluta mancanza di ruffianeria il suo elemento di forza. La Christine indomita, bugiarda e supponente, e non per questo meno adorabile, che Saoirse Ronan interpreta con così evidente diletto, rappresenta quel desiderio autentico di libertà e autodeterminazione che è proprio di tutta quella generazione ancora capace di toccare la vita con mano e non attraverso i social, ma al contempo incarna il dissidio tanto doloroso quanto necessario tra l’amore incondizionato per la famiglia e il bisogno ineluttabile del distacco da essa per poter trovare se stessi. Gerwig racconta le ansie dell’età del cambiamento attraverso la bellezza di un gesto abituale, porta in scena una storia comune eppure speciale, nella misura in cui lo spettatore saprà ritrovarcisi, e chiude il suo diario dei ricordi con un finale umile e toccante. Uno dei migliori film dell’anno.

Giuseppe D’Errico

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