“Anni felici”, l’album di Luchetti in una classica commedia all’italiana

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Anni Felici (Italia, 2013) di Daniele Luchetti, con Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Martina Friederike Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Benedetta Buccellato, Pia Engleberth

Soggetto e sceneggiatura di Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Caterina Venturini, Daniele Luchetti

Commedia, 1h 40’, 01 Distribution, in uscita il 3 ottobre 2013

Voto: 7 su 10

Non stupisce che Daniele Luchetti torni, per la terza volta dopo Mio fratello e figlio unico e La nostra vita, a indagare le dinamiche interne della famiglia italiana. Questa volta, però, lo fa ispirandosi ai suoi genitori e alla sua infanzia, unendo fatti in parte frutto di invenzione e sentimenti (assicura il regista) totalmente autentici. Non si fatica a crederlo: se c’è una cosa perfettamente chiara in Anni felici è proprio la sincerità dei ricordi di un periodo, che si credeva infelice, vissuto tra libertà e paura.

loc_anni-feliciLa storia dell’artista indipendente Guido (Rossi Stuart), esagitato e donnaiolo, e di sua moglie Serena (Ramazzotti), piccolo borghese accecata dalla gelosia, del loro rispettivo ribaltamento di vedute – lui, che profetizzava la libertà, si ritrova schiavo di schemi e preconcetti, lei, bigotta e innamoratissima, abbraccia il femminismo e l’amore libero con una gallerista tedesca (Gedeck)  – e del loro progressivo allontanamento, nella Roma del 1974, può contare su un’agilità narrativa felicissima e su una regia che, approfittando della possibilità (ultima) di girare in pellicola, crea un’atmosfera calda, affascinante e di grande effetto nostalgico.

Francamente, considerare il film solo come un album malinconico di casa Luchetti sarebbe fuorviante e sminuente nei confronti dell’operato del regista che, come molti altri prima di lui, pesca nel privato e nelle proprie memorie per dar vita a un racconto pienamente autosufficiente, senza che l’autobiografismo gravi troppo agli snodi centrali di una classica commedia all’italiana, quella vera, in cui si alternava la riflessione alla risata, magari con un bel ritratto pittorico d’epoca. Ed ecco che, con altrettanta sincerità, non si può fare a meno di notare la stanchezza di idee in un genere seduto ormai da anni, scritto spesso dagli stessi sceneggiatori (in questo caso, sono Rulli e Petraglia de La meglio gioventù e dei due precedenti film di Luchetti) e inficiato da un eccesso di didascalismo (irritante la voce dello stesso regista che ci spiega tutto passo dopo passo) che mal si sposa a un contesto già ben noto.

81Se si riesce a superare il (parziale) senso di delusione per l’ennesima occasione mancata del nostro cinema, si potrà godere di un film piacevolissimo e a suo modo struggente, veicolo di prima scelta per le capacità interpretative di un carismatico Kim Rossi Stuart e di una eccezionale Micaela Ramazzotti.

Giuseppe D’Errico

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