“Annabelle”, la bambola posseduta da balzo sulla sedia

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Annabelle (id, Usa, 2014) di John R. Leonetti con Annabelle Wallis, Ward Horton, Alfre Woodard, Kerry O’Malley, Brian Howe, Tony Amendola

Sceneggiatura di Gary Dauberman

Horror, 1h 30′, Warner Bros. Entertainment Italia, in uscita il 2 ottobre 2014

Voto: 6 su 10

Siamo nell’America degli anni Sessanta, anni in cui gli omicidi di Charles Manson scuotevano la popolazione e l’opinione pubblica. John e Mia Ford sono due sposini che una notte vengono aggrediti da una setta di satanisti capeggiati dalla figlia dei loro vicini, Annabelle, scomparsa da molti anni. Fortunatamente la polizia riesce a fermare gli aggressori e ucciderli, ma prima di morire Annabelle, stringendo tra le mani una delle bambole di Mia, riesce a infonderle un’oscura maledizione. 50732Mia, ferita dalla ragazza, rischia di perdere la bambina che ha in grembo, ma alla fine tutto va per i meglio. O quasi, poiché la bambola posseduta inizierà a tormentare lei e sua figlia.

Dopo averla vista in The Conjuring di James Wan, la bambola posseduta Annabelle è la protagonista di questo spin-off omonimo interamente dedicato a lei, un prequel che ci mette al corrente su come sia avvenuta questa inquietante possessione.

John R.Leonetti, direttore della fotografia di The Conjuring, passa in cabina di regia, dimostrando buon mestiere e ottime capacità nella gestione dei tempi e nella costruzione dei momenti di tensione, riuscendo a creare molte situazioni da “balzo dalla sedia” particolarmente accattivanti e riusciti. Convince meno, invece, una sceneggiatura che pian piano si sfalda divenendo prevedibile e togliendo quel mordente che positivamente aveva retto in tutta la parte iniziale del film. Annabelle fallisce laddove The Conjuring risultava vincente, ovvero coniugare una regia efficace a una scrittura robusta. Personaggi secondari improbabili incespicano su una trama che, faticosamente, arriva verso un finale che lascia un po’ di amaro in bocca e che sa di occasione in parte mancata. Rimane un generale clima di tensione e malvagità che si respira a ogni inquadratura, e l’inquietante ghigno di Annabelle che difficilmente si può scordare. Peccato per uno sviluppo narrativo e uno script non all’altezza delle intuizione visive.

Giacomo Perruzza

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