“Animali notturni”, un film di Tom Ford, la recensione

NOCTURNAL ANIMALS

Animali notturni (Nocturnal animals, Usa, 2016) di Tom Ford con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Jonhson, Isla Fisher, Karl Glusman, Armie Hammer, Laura Linney, Michael Sheen, Andrea Riseborought, Ellie Bamber, Jena Malone, Rob Aramayo

Sceneggiatura di Tom Ford, dal romanzo “Tony e Susan” di Austin Wright (ed. Adelphi)

Drammatico, 1h 56’, Universal Pictures International Italy, in uscita il 17 novembre 2016

Voto: 7½ su 10

Complesso, più che complicato. E non (o non solo) perché la storia si sviluppa su ben tre livelli narrativi. È Animali notturni, Leone d’Argento a Venezia 73, attesissima seconda regia dello stilista ultra glamour Tom Ford dopo l’apprezzato A single man, trasposizione del romanzo di Austin Wright “Tony e Susan”. Perché complesso? Perché temi e riflessioni che il film suggerisce non vengono tanto dall’immediato dei fatti raccontati, quanto piuttosto dallo scontro che essi provocano nella vita dei personaggi, nel loro passato e, probabilmente, in un futuro di cupio dissolvi.

bigFord, che ha scritto anche la sceneggiatura, trasporta l’azione nell’alta società museale contemporanea e cambia i connotati ai protagonisti: Susan (Adams) è un’annoiata gallerista, prigioniera di un matrimonio infelice, che riceve un manoscritto intitolato “Animali notturni” dall’ex marito Andrew, a lei dedicato. In quelle pagine sono narrate le drammatiche vicende di Tony Hastings (Gyllenhaal) che, insieme alla moglie e alla figlia (Fisher e Bamber), è vittima di un’aggressione su una strada provinciale del Texas. La lettura scuote Susan dal torpore della monotonia cristallizzata della sua vita, e la costringe a ripercorrere il proprio trascorso con Andrew, arrivando a rivelare inquietanti lati oscuri della sua personalità…

Il film è un corto circuito esorcizzante su come l’arte possa dare forma ai fantasmi nascosti nel nostro subconscio, per poi sconfiggerli. O no? Ford, forte di un apparato scenico di straordinaria eleganza (non potevano esserci dubbi su questo), traduce in immagini un labirintico viaggio nei meandri della vendetta, non affrancandosi mai da una certa pretenziosità e, comunque, rischiando molto in termini di originalità nel romanzo-nel-film che, sebbene tesissimo e di grande presa emotiva, è anche quanto di più scontato ci si potesse attendere da un punto di vista prettamente narrativo. Lo studio su quanto può essere profondo il male dell’uomo resta solo in superficie se confrontato con un capolavoro come Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, eppure questo viaggio ai confini della colpa sa come catturare in pieno l’attenzione dello spettatore, inghiottendolo in un vortice angoscioso eppur affascinante per quasi due ore. Le musiche hitchcockiane del polacco Abel Korzeniowski, la fotografia eccezionale di Seamus McGarvey e le rimarchevoli interpretazioni degli attori (con in testa un eccelso Michael Shannon nei panni di uno sceriffo raschiato dal cancro) contribuiscono a fare di Animali notturni un’opera indubbiamente notevole, anche se a Ford si deve rimproverare l’eccessivo controllo della scena e la rigidità della scrittura: come dice saggiamente Gianni Amelio nel suo irrinunciabile “Il vizio del cinema” (Einaudi), nel cinema non è autore chi sa scrivere, ma piuttosto chi sa leggere.

Giuseppe D’Errico

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