“Amarcord”, Cannito ricorda Fellini e l’Italia del dopoguerra

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Daniele Cipriani Entertainment presenta
AMARCORD
Balletto di Luciano Cannito
Con Rossella Brescia, Nicolò Noto, Rossella Lucà, Mattia Di Napoli, Grazia Striano, Veronika Maritati, Raffaele D’Anna, Angelo Egarese, Giovanni Perugini, Pietro Valente, Valerio Polverari, Stefano Candelori, Arianna Proietti, Silvia Accardo, Savina Bellotto
musiche di Nino Rota e Marco Schiavoni, Alfred Schnittke, Glenn Miller, canzoni popolari degli anni Trenta
Scenografie Carlo Centolavigna
Costumi Roberta Guidi di Bagno
Luci Alessandro Caso
Liberamente ispirato all’omonimo film premio Oscar di Federico Fellini

In scena al teatro Olimpico di Roma dal 17 al 20 aprile 2014
Festival Internazionale della Danza 2014 dell’Accademia Filarmonica Romana e del Teatro Olimpico

Voto: 7 su 10

È un ricordo in danza e musica lo spettacolo in scena al Teatro Olimpico di Roma: Amarcord non tanto, stavolta, di un uomo adulto che rammenta gli anni della giovinezza (e con essi la storia di un Paese che si adatta al corso degli eventi), quanto dell’ormai storico film del maestro Fellini. 29060784_amarcord-al-teatro-olimpico-il-balletto-di-luciano-cannito-1Bastano le musiche originali di Nino Rota ad avvolgere ballerini e pubblico e a far rivivere quell’universo di personaggi pittoreschi, archetipici, talvolta caricaturali, che vissero in quella Rimini di onirica e cinematografica memoria.

E allora, accanto a Rossella Brescia, l’inquieta e un po’ ingenua Gradisca, c’è il talentuoso Nicolò Noto nel ruolo dell’esuberante Titta, la bravissima Rossella Lucà nella parte della madre del giovane – accompagnata da Mattia Di Napoli – e Arianna Proietti a prestare presenza scenica alle procaci curve della giunonica tabaccaia; assieme a loro camerati e prostitute, gerarchi e camerieri, soldati e antifascisti ad animare in 14 scene lo spettacolo coreografato da Luciano Cannito.

Passi a due, assoli, scene corali: alle morbide movenze sceniche dei personaggi principali si contrappongono i geometrici sussulti con cui vengono raffigurati i movimenti coreografici degli ufficiali fascisti, mondi che si scontrano e si confondono in quel girotondo finale, metafora di un Paese in cui tutto cambia per ritrovare, alla fine, e nonostante tutto, un suo precario equilibrio; a 10155249_279452968888508_7102418422982650961_nfarsi emblema di un Italia un po’ furba, un po’ cialtrona, è, nel finale dello spettacolo, la breve danza del prete con la giovane americana, simbolo di un popolo che sopravvive alla guerra e al tracollo del proprio passato, pronto a dimenticare i vecchi padroni per salutare, con ingenuo entusiasmo, il nuovo conquistatore.

Menzione di merito al disegno luci di Alessandro Caso: i suoi giochi di ombre e colori divengono sostanza narrativa nello spazio scenico, territorio spoglio ed essenziale dal quale emergono, con felice intuizione, elementi scenici che, con sorprendente intelligenza, ammiccano alle iconiche immagini di una pellicola che ha fatto la storia del nostro miglior cinema.

Marco Moraschinelli

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