“Alien: Covenant”, un film di Ridley Scott, la recensione

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Alien: Covenant (id, Usa, 2017) di Ridley Scott con Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demiàn Bichir, James Franco, Amy Seimetz, Carmen Ejogo, Guy Pearce

Sceneggiatura di John Logan, Dante Harper

Fantascienza, 2h 01’, 20th Century Fox Italia, in uscita l’11 maggio 2017

Voto: 6½ su 10

Giunti al sesto capitolo ufficiale della saga, c’è di buono che, almeno, questo Alien: Covenant è più solido e divertente del precedente Prometheus, che cinque anni fa tanto aveva scontentato i fan della prima ora. Forse il merito è dello sceneggiatore John Logan, che ritrova Ridley Scott dopo il felice sodalizio nato ai tempi de Il Gladiatore: come in quel caso, la cifra stilistica si traduce in un giusto mix di suggestioni altisonanti e pragmatismo spettacolare di sicura efficacia. E il risultato, seppur banale, non può dirsi disprezzabile.

locandina-verMantenuto lo schema narrativo originario, con la sconosciuta forma aliena intenta a decimare l’intero equipaggio dell’astronave Covenant in viaggio verso il pianeta Origae-6, il film tenta ancora una volta la strada più complessa dell’indagine sulle origini della vita e dell’essere umano. Il mezzo è dato dallo scontro dell’androide David con la sua nemesi Walter (entrambi interpretati da Michael Fassbender), unico sopravvissuto agli eventi del film del 2012 e rimasto intrappolato in quello che sembra essere un paradiso inesplorato e ospitale ma che, al contrario, cela una realtà di oppressione e morte.

Se le riflessioni sono affidate a una vuota filosofia che fonda per l’ennesima volta le sue radici su dissertazioni datate a base di autodeterminismo e libero arbitrio, senza farsi mancare un’occhiata sospetta verso le nuove frontiere delle intelligenze artificiali, tutto il versante puramente ludico confermano una volta di più la magnificenza della macchina hollywoodiana e la mano esperta del regista per il genere. L’importante è non riportare troppo mente e cuore al capolavoro del 1979 dato che, purtroppo, nulla è più come un tempo: tensione claustrofobica e angoscia sessuofobica lasciano il posto all’action-horror più sfrenato, con ampio dispendio di mezzi, mentre l’anonima Waterston dovrebbe riuscire a non far rimpiangere (causa persa) l’indimenticabile Ellen Ripley di Sigourney Weaver; il doppio Fassbender, invece, tocca vertici sublimi quando duetta con sé stesso.

Giuseppe D’Errico

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