“Al mio paese”, una storia italiana (purtroppo)

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Titolo: Al mio paese
Regia: Paolo Vanacore
Con Stefano Abbati e Sebastiano Nardone

Al Teatro Eliseo di Roma dal 18 al 21 marzo

Voto: 6½ su 10

Bianco e nero. Bene e male. Cattivo e buono. Diavolo e Acqua Santa.

Coppie di opposti, ma come si sa “gli opposti si attraggono”, legati a doppio filo in un’eterna lotta che di solito non da’ ne’ vincitori, ne’ vinti.

Così come Giustino e Antonio. Due italiani come tanti. Il primo operaio, costretto a fare le pulizie di notte, il secondo ricco imprenditore. Il destino li vede costretti a convivere una notte dopo un congresso. Il potere dell’uno e l’umiltà dell’altro messi a confronto, riveleranno nel corso della vicenda che i due altro non sono se non due facce diverse della stessa medaglia.

Così “Al mio paese” spettacolo teatrale scritto e diretto da Paolo Vanacore ed ispirato all’omonimo libro scritto da Melania Petriello in scena in questi giorni al teatro Eliseo di Roma. Un testo di denuncia, in questi anni di crisi, dove si affronta il tema della corruzione e delle “spintarelle”, dove il silenzio è la vera forma di corruzione intellettuale. Il dramma della crisi, il viaggio attraverso uno Stato desideroso di cambiare.

Infondo “l’Italia è un paese libero. Libero di far sperare chi ci vive in un paese migliore, che, solo i peggiori possono cambiare”.

Auguriamoci che non sia davvero così.

Angela Di Giacomantonio

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