Addio Virna. Doveroso omaggio a un’attrice irripetibile

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Su Criticalminds avevamo smesso da tempo di scrivere i tanto gravosi coccodrilli sulle celebrità passate a miglior vita. Neppure, qualche settimana fa, la scomparsa del grande regista americano Mike Nichols (“Il Laureato”, “Silkwood”, “Angels in America”) ci aveva dissuasi dal riprendere in mano questa triste pratica. Non sappiamo se ci saranno altre eccezioni a questa regola, ma la notizia della morte di Virna Lisi ci ha totalmente colti alla sprovvista, ci ha sconvolti e rattristati. 

Non ce ne vogliano due grandi professioniste come Raffaella Carrà e Lorella Cuccarini se ci permettiamo di dire che la più amata dagli italiani è stata sempre e solo Virna, nata nel 1936 e precocemente approdata al mondo dello spettacolo grazie a un volto di sovrumana bellezza. I primi passi li muove in piccoli melodrammi napoletani all’epoca molto in voga, anche se fu Mario Mattoli in Le diciottenni (1955) a regalarle il primo ruolo di spessore della sua vastissima carriera. Il riconoscimento popolare, però, avvenne grazie a una indimenticabile pubblicità di un dentifricio in Carosello, dove l’intervistatore non può fare a meno di confessarle: “Con quella bocca può dire quello che vuole!”.

virna-lisi-ai-tempi-in-cui-veniva-proposta-come-la-nuova-marilyn-monroe-242319Verranno tanti film di vario successo, al fianco di grandi attori (Totò, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Nino Manfredi) e con la direzione dei registi più importanti del tempo (Risi, Pietrangeli, Losey, Lattuada). Nel 1965 gioca la carta americana nella famosa commedia di Richard Quine “Come uccidere vostra moglie”, in cui forma con Jack Lemmon una coppia strepitosa. Nonostante qualche altro tentativo oltreoceano (con “Due assi nella manica” e “U-112 assalto al Queen Mary”), Lisi torna in Italia, per sfuggire allo stereotipo degli studios della bionda oca. Celebre il suo rifiuto di vestire i succinti panni dell’eroina spaziale nel classico di Roger Vadim “Barbarella”, ruolo che andò poi alla rossa Jane Fonda. Ha inizio ora il periodo professionale più ricco, in cui l’attrice alterna, con grande libertà, pellicole di consumo (dal lacrima-movie “L’albero di Natale” al kolossal “Il segreto di Santa Vittoria”, dove recita al fianco del suo mito Anna Magnani) a progetti ambiziosi.

La grande svolta è nel 1977 con “Al di là del bene e del male” di Liliana Cavani, dove rinuncia alla proverbiale bellezza per interpretare il ruolo della sorella instabile del filosofo Friedrich Nietzsche, un’interpretazione che le vale il Nastro d’Argento. A questa seguiranno prove di struggente intensità in “Ernesto” di Salvatore Samperi, “La cicala” di Alberto Lattuada (in cui ingrassa di sette chili e vince un David), “Sapore di mare” di Carlo Vanzina, “I ragazzi di Via Panisperna” di Gianni Amelio, “Buon Natale… buon anno” di Luigi Comencini.

Nel 1994 la giuria del Festival di Cannes le conferisce la Palma d’Oro per la Miglior Attrice grazie all’indimenticabile interpretazione di Caterina de Medici nel sanguinoso affresco storico di Patrice Cherau “La regina Margot”, dove da prova di una recitazione ferina, spaventosa, intelligente e realmente impressionante. Seguirà un’altra performance difficile da dimenticare, quella nella trasposizione di Cristina Comenicini di “Va dove ti porta il cuore” (1996) dal best seller di Susanna Tamaro, in cui Virna Lisi è una commovente Olga. E, sempre per la Comenicini, torna al cinema nel 2002 con “Il più bel giorno della mia vita” e in “Latin Lover” (2014) di prossima uscita. Nel mezzo, tantissima fiction televisiva, spesso di discutibile qualità, con cui è riuscita a farsi amare anche dalle nuove generazioni di spettatori.

Con Virna Lisi, il cinema mondiale perde un’interprete di inarrivabile eleganza e di estrema discrezione, votata alla famiglia prima di ogni altra cosa e, forte di questa scelta, tenace e coraggiosa in ogni sua decisione controcorrente. Una bellezza senza pari, che le rughe del tempo non hanno fatto altro che accrescere, una presenza carismatica e iconica nella più spensierata naturalezza, un talento vivo maturato in una carriera splendida che forse non le ha restituito tutto il dovuto. Una grande donna prima che una grande attrice, che avevamo incontrato in uscita da un teatro romano solo pochi mesi fa, che aveva sorriso grata ai nostri complimenti, che si era lasciata fotografare con noi, con il suo pubblico che non smetterà mai di amarla. Anche dopo questo triste giorno in cui un brutto male ha deciso di portarcela via. A presto Virna.

Giuseppe D’Errico

One Response to Addio Virna. Doveroso omaggio a un’attrice irripetibile

  1. FRANCESCO PAOLO LUCATELLI scrive:

    BRAVO GIUSEPPE.HAI SAPUTO ESPRIMERE TUTTO CIO’ CHE NOI (CHE LE VOLEVAMO BENE COME UNA SORELLA) AVEVAMO NEI SUOI RIGUARDI:SUBLIMA COME MOGLIE,MADRE E ATTRICE.

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