“Addio al sud”: il monologo “furioso” di Angelo Mellone questa sera alla Casa del Jazz

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Mercoledi 12 dicembre ore 21 (sala concerti): “Addio al Sud. Un comizio furioso del disamore” di Angelo Mellone

Reading teatrale con video e dj-set: letture di Angelo Mellone e Raffaella Zappalà; dj set Andrea Borgnino, video set Marco Zampetti

Proprio come un fiume riemerso all’improvviso dal buio di una collina, il canto (e controcanto) poetico di Mellone trascina con sé, in una trance inarrestabile e tachicardica, materiali dell’immaginario collettivo e privato, e sembra dirci, così come ogni morto è la morte, che ogni meridionale è il Meridione, e che infinitamente diversi sono i modi di pensare ai padri, alla terra, all’emigrazione, alla fortuna e alla sfortuna, al degrado, al passato, al presente, all’infelicità, agli altri meridionali, al male: a quella condizione orfana e sperduta che Mellone ha saputo trasformare in un poema che ci è giunto come un dono inaspettato” (Andrea Di Consoli, dall’introduzione al testo).

“Addio al sud” torna a Roma dopo dieci mesi e venti date di tour italiano. L’orazione civile tecno-pop di Angelo Mellone (giornalista, scrittore, dirigente di Radio Rai), il monologo teatrale caratterizzato dal mixing di dj e video set, sarà in scena questa sera sul palco della Casa del Jazz (ingresso libero fino a esaurimento posti). Presentato per la prima volta al teatro Argentina nello scorso febbraio, ha vissuto nei mesi scorsi una grande popolarità a giro per l’Italia, non solo quella meridionale, e riscosso sempre un largo plauso anche da parte della critica.

“Addio al Sud” rappresenta la prima parte della “trilogia delle radici” di Mellone: le altre due tappe proseguiranno nel 2013, a un anno esatto dall’esordio, con “AcciaioMare. Il canto dell’industria che muore” e nel 2014, con il rush finale.

Dicono di lui:

Mellone non sigla una lettera di abbandono dall’identità meridionale, ma rilancia la sfida immaginando che il Sud migliore – emigrato ovunque negli ultimi anni – a un certo punto decida di tornare a casa” (Aldo Cazzullo, “Corriere della Sera”).

Un’invettiva in versi taglienti contro il conformismo e l’indulgenza delle classi dirigenti meridionali quando si autoassolvono nel dibattito pubblico sulla modernizzazione mancata e sull’arretratezza dei territori” (Michele De Feudis, “Corriere del Mezzogiorno”).

Il Sud e la furia del disamore” (Michele Montemurro, “Quotidiano di Puglia e Basilicata”).

Giulia Focardi

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