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Il silenzio della felicità

Di Francesco Savio

Fernandel Edizioni

Pag. 120

 

Da tempo ero poco felice della mia vita, anche se a dire il vero non era sempre così. A volte anzi riflettevo che questa storia della felicità e dell’infelicità era solamente una questione di sottolineature. E a me, quando ci pensavo con esattezza, accadeva di soffermarsi sull’infelicità più di quanto non facessi con la felicità, e di ritenermi a torto un uomo infelice solo perché dell’infelicità mi ricordavo sempre con rammarico, mentre la felicità la facevo scorrere se fosse una cosa normale. Diciamo che ero un uomo in bilico sul cornicione del proprio stato d’animo, che guarda il meno possibile giù di sotto.

Il silenzio della felicit

 

Il silenzio se lo si ascolta bene può essere la cosa più assordante che esista. Nulla fa, nulla dice. Tutto fa, tutto dice. Così come la felicità. Possiamo averla ad un passo. Sta li ferma davanti a noi, ma abbiamo così tanta paura che diventi reale che preferiamo camminare sul filo del cornicione della nostra vita piuttosto che essere felici.

Così come Martino, il protagonista del romanzo di Fancesco Savio Il silenzio della felicità. Un ragazzo come tanti indeciso sulla via da percorrere per il proprio futuro. Un giovane sognatore alla ricerca del silenzio.

Unico nemico, l’assordante rumore. Per trovare pace, Martino è “costretto” a rifugiarsi al cinema, da solo, e godersi quel poetico momento di silenzio che va dall’abbassarsi delle luci in sala fino alla fine del sogno tanto amato ai cinefili.

L’anima di Martino sta tutta qui; nella ricerca e nel bisogno di vivere un sogno. Il silenzio interiore così difficile da trovare. I rumori – però – non gli danno tregua, costringendolo a catalogarli in tabelle. Un quotidiano fatto di rumore dei ragazzi nei corridoi durante la ricreazione, rumore di una porta d’acciaio che si chiude, rumore di un lunedì in cui rivedersi e perfino il rumore di una poesia.

Solo l’incontro con Blanca – una ragazza catalana che trascorre il suo tempo classificando le nuvole in base al variare delle loro forme – gli dona un po’ di leggerezza, se non fosse per quel rumore di un cane che abbaia, che sempre l’accompagna.

L’incanto allora potrebbe non essere così lontano e ad ascoltare bene tutti quei rumori potrebbero essere musica e parole.

Angela Di Giacomantonio

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