“A.T.T.I.L.A. – All the things I lied about” di Katie Bonna, uno spettacolo di Alessandro Tedeschi, la recensione

attila

A.T.T.I.L.A. – ALL THE THINGHS I LIED ABOUT
di Katie Bonna

traduzione Elisa Benedetta Marinoni
con Elisa Benedetta Marinoni
costumi e elementi di scena Luappi Lab
disegno luci e tecnica Davide Coppo
regia Alessandro Tedeschi
produzione Bottega Rosenguild e Caracò Teatro
con il patrocinio del Centro Donne Contro la Violenza di Crema
Nell’ambito della rassegna “TREND -Nuove frontiere della scena britannica – XVII edizione”
festival a cura di Rodolfo di Giammarco

In scena al Teatro Belli dal 16 al 18 novembre 2018

Voto: 7 su 10

È tutto così intimo, informale, improntato all’insegna della spontaneità, che questo monologo sul potere della menzogna – A.T.T.I.L.A. nella declinazione italiana del testo originale All the thinghs I lead about della scrittrice anglofona Katie Bonna – inganna alla perfezione anche il pubblico che vi assiste, credendosi reale la vicenda raccontata in prima persona con brillante solerzia da una efficacissima Elisa Benedetta Marinoni.

Questo il contesto: in un palco che riproduce il setting di un TED, acronimo che sta per Technology, Entertainment and Design (sono conferenze della durata massima di 18 minuti commissionate, a scopo divulgativo, da un’organizzazione no profit) una donna che è in procinto di sposarsi finge che le sia stata assegnata un’orazione sulla “scienza della bugia”.

Marinoni riflette con gli astanti sull’odierna consuetudine che ci vede tutti, a vario titolo, raccontare piccole o grandi falsità per convenienza, quieto vivere e, talvolta, innata capacità di manipolare gli altri per il proprio tornaconto. Man mano che il racconto prosegue – tra aneddoti divertenti, esempi accattivanti e con l’ausilio di contributi filmati e inserti sonori – la vicenda diviene sempre più una confessione “privata” che riguarda il contesto familiare dell’attrice che si confessa dal centro del palco, aumentando empatia e credibilità di una vicenda che – invece – è finzione drammaturgica.

Chi assiste allo spettacolo, dunque, viene manipolato emotivamente in un contesto finzionale che viene presentato come reale (con tanto di foto in bianco e nero dei parenti di cui si raccontano le vicende) per ragionare, assieme, sull’odierna contemporaneità nella quale i fatti contano ben meno delle interpretazioni personali con le quali si decide di decifrare la realtà.

Potere del teatro nel quale mentire è un’arte e, laddove l’inganno è ben riuscito, rimangono riflessioni da elaborarsi dopo aver acquisito nuove consapevolezze: non poca cosa… per davvero.

Marco Moraschinelli

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