“A Royal Affair”, amore e illuminismo in un grande film storico

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A Royal Affair (En Kongelig Affære, Danimarca, 2012) di Nikolaj Arcel con Mads Mikkelsen, Alicia Vikander, Mikkel Boe Følsgaard, David Dencik, Trine Dyrholm, William Jøhnk Nielsen

Sceneggiatura di Rasmus Heisterberg e Nikolaj Arcel

Storico, 2h 24’

Nordic Film Festival 2013 – Roma 11-14 aprile

Voto: 7½ su 10

Candidato danese agli Oscar 2013 come miglior film straniero e vincitore al Festival di Berlino dell’Orso d’Argento alla miglior sceneggiatura e al miglior attore per Mikkel Boe Følsgaard, il film di Nikolaj Arcel conferma il rinnovato interesse dell’ultimo cinema per il grande affresco storico in costume, un genere in cui l’Europa ha avuto non di rado l’occasione di eccellere.

a-royal-affair-poster02Nella Danimarca del 1770, la principessa inglese Carolina Mathilde (Alicia Vikander) viene data in moglie al re Christian VII (Følsgaard), giovane viziato, esuberante e mentalmente instabile. Dopo aver soddisfatto il desiderio della nascita di un erede, la regina chiude i contatti con lo sposo, restando però fedele alla sua carica. Anticonformista e aperta ai nuovi ideali moderni, Carolina si innamorerà del medico di corte tedesco Johann Struensee (Mads Mikkelsen), mente illuminata e fedelissimo all’ingenuo re, sempre più raggirato dal consiglio reale. Insieme, riusciranno a indirizzare il potere di Christian verso strade progressiste, ottenendo la vaccinazione antivaiolosa per il popolo e l’abolizione della censura e della tortura. La distorta mentalità cattolica, però, non tarda a ostacolarli e, quando Carolina si scoprirà incinta di Johann, minaccerà gli equilibri dell’intero stato.

Sulla base di due romanzi, “The Visit of the Royal Physician” dello scrittore svedese Per Olov Enquist e “Prinsesse af blodet” dell’autrice danese Bodil Steensen-Leth, Arcel porta in scena un vigoroso conflitto culturale che induce a riflettere, ancora una volta, su quanto male il potere ecclesiastico e gli interessi privati abbiano apportato alla storia dell’umanità.

royalaffairLa lotta per il bene comune, che portò il re ad essere elogiato da Voltaire e la Danimarca ad assumere un ruolo di prestigio totale nel panorama culturale e civile del tempo, filtra attraverso gli intrighi di un classico melodramma degli opposti, dove gli infelici amanti impossibili, segretamente impegnati in una insidiosa campagna democratica, sono inesorabilmente condannati a restare divisi.

Lo spettacolo, non uscendo mai fuori dai canoni di una sicura tradizione, sia nel messaggio ultimo che nell’apparato visivo, rasenta la perfezione, grazie a una sceneggiatura di solido impianto narrativo e all’incisività di un gruppo di interpreti impeccabili.

Una bella pagina di storia che vale la pena conoscere, in un film delle grandi occasioni, confezionato ad hoc per non lasciare delusi.

Giuseppe D’Errico

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