A piedi nudi nel parco (2 recensioni)

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Titolo: A PIEDI NUDI NEL PARCO
di: Neil Simon
regia di:  Stefano Artissunch
con: Stefano Artissunch, Gaia De Laurentis, Valeria Ciangottini, Libero Sansavini, Federico Fioresi
una produzione: Synergie Teatrali (a cura di Daniela Celani) e 46° Festival Teatrale di Borgio Verezzi in collaborazione con il Teatro Ventidio Basso
In replica al Teatro Parioli Peppino De Filippo da giovedi  22 novembre a domenica 2 dicembre 2012

Voto: 7 su 10

Quello che sorprende di “A piedi nudi nel parco” è che, nonostante la commedia abbia la sua veneranda età, è eccezionalmente attuale. Parla d’amore e del sapersi capire: dell’accettarsi. E lo fa con una leggerezza tale che è impossibile non innamorarsene. Mai come in questo caso può valere l’appellativo di Classico Evergreen del teatro contemporaneo. 

A inscenarlo un bravissimo attore, oltre che regista, Stefano Artissunch, direttore artistico della casa di produzione Synergie Teatrali. Un cast di tutto rispetto che vede una Gaia (non solo di nome) De Laurentis, capace di sprizzare allegria da tutti i pori nei panni dell’eccentica Corie, una misurata e sempre bravissima Valeria Ciangottini nei panni della svampita madre Ethel e un simpaticissimo Libero Sansavini nelle vesti del molesto e irresistibile vicino. L’allestimento è apprezzabile sia per aver saputo trovare il giusto piglio interpretativo per riproporre questa pièce agli spettatori memori della celebre trasposizione cinematografica, interpretata dalla coppia Radford/Fonda, che per aver riportato un Neil Simon sulle scene Italiane rispettandone toni e intenti autoriali.  Da vedere.

Andrea Ozza

Lo spettacolo ha ospitato ben due critici di “Critical Minds”:
ecco allora la seconda recensione di Amelia Di Pietro

«Non è amore quell’amore che muta quando trova un mutamento» direbbe Shakespeare. E nella commedia “A piedi nudi nel parco”, scritta da Neil Simon nel 1963, la giovane coppia protagonista è costretta a fare i conti con alcuni cambiamenti importanti, soprattutto con una presa di coscienza dell’“altro” come diverso da sé, la cosa forse più complicata da accettare in amore.

La pièce del drammaturgo americano – che ha avuto un successo clamoroso varcando le frontiere del cinema con l’omonimo e celebre film interpretato da Robert Redford e Jane Fonda – è in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo (fino al 2 dicembre), sotto la direzione di Stefano Artissunch. Il tentativo sotteso a quest’opera è affrontare, in modo leggero ed esilarante, uno dei temi più scottanti quando si parla dell’essere umano: i sentimenti e la difficoltà di comunicare.

Protagonisti della storia sono Corie e Paul Bratter due novelli sposini che si trasferiscono, dopo le nozze, in un appartamentino sulla 48esima strada di New York non privo di imperfezzioni e di magagne rese invisibili dalla passione e dalla freschezza dei sentimenti.

A complicare questo idillio amoroso saranno le incursioni nella loro vita della mamma di Corie, Ethel Banks (interpretata da una magnifica Valeria Ciangottini), e dell’istrionico vicino di casa Victor Velasco (Libero Sansavini) che irrompono nel nido d’amore mettendo in luce le profonde diversità che ci sono nella coppia e compromettendo il matrimonio.

Che Corie e Paul abbiano caratteri molto diversi si capisce già dalle prime battute: lei eccentrica, fanciullesca, desiderosa di sperimentare; lui pacato, riflessivo, ponderato. Estremamente diversi sì, ma legati dal profondo amore che li fa ardere reciprocamente.

Tutto ciò finché Corie decide di organizzare una serata per far incontrare sua madre, da tanto tempo ormai sola e immemore di cosa voglia dire infatuarsi, con il vicino di casa più pazzo e strampalato che si possa avere, dal quale la giovane donna è molto affascinata.

E così, complice una serata annebbiata dai fumi dell’alcool, mentre Velasco accompagna a casa Ethel, facendo presagire un possibile epilogo amoroso tra i due, Corie e Paul iniziano a discutere sulle loro diversità che, una volta esposte, sembrano essere insormontabili. Come si fa, pensa Corie, a vivere con una persona noiosa e incapace di godersi la vita? Una persona che non agisce, ma guarda gli altri fare le cose senza mai mettersi in gioco? E come si fa, per un uomo come Paul, a stare con una donna così imprevedibile?

Tutto sembra irreparabile di fronte alle reciproche accuse, salvo poi accorgersi, alla fine, che nessuno è solo in un modo e che dentro di noi covano mille modi possibili di esistere, a volte taciuti per arginare le nostre pulsioni. E così mentre il pragmatico Paul si prende una sbronza colossale e si reca in piena notte nel parco per percorrerlo a piedi nudi – cosa di cui Corie non l’avrebbe mai fatto capace – la moglie si accorge, una volta restata sola, che in fondo lei ama l’atteggiamento di suo marito e che forse non saprebbe vederlo diversamente. Alla fine tutto torna come prima e il lieto fine avvolge la platea in un piacevole ed edulcorato sentimentalismo.

L’interpretazione di Corie è affidata a Gaia De Laurentis, brava nel suo ruolo seppur esorbitante in alcune circostanze, peccando, in alcuni casi, di troppa enfasi e perdendo la naturalezza e la spontaneità del personaggio. Molto interessante è la recitazione di Stefano Artissunch che, oltre a curare la regia, riveste il ruolo di Paul.

In generale tutta la prima parte dello spettacolo è stata caratterizzata da un’eccessiva enfatizzazione che ha reso tutto molto esagerato: gesti ampi, risate troppo chiassose, sorrisi forzati e una meccanicità fisica che non restituisce ai personaggi la giusta spontaneità; la seconda parte della pièce ha avuto un andamento più fluido e i personaggi hanno iniziato ad acquistare maggiore credibilità.

La performance, seppur divertente e spassosa, ha la pecca di voler trattare temi molto profondi e intricati in modo, a volte, un po’ troppo superficiale e banale. La forte caratterizzazione dei personaggi non lascia spazio alle mille sfumature dell’essere umano e anche quando i ruoli si invertono e Paul diventa “folle” mentre Corie “razionale” è tutto troppo repentino e forzato e il passaggio netto non rende credibile questa inversione. Insomma, sebbene l’intento sia indagare la complessità dell’amore attraverso l’umorismo, si può uscire dalla sala con un sorriso, ma non si esce sicuramente dallo spettacolo con una profonda riflessione sulle contorte dinamiche sentimentali dell’uomo.

Amelia di Pietro

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