“A glimpse inside the mind of Charles Swan III”, Coppola figlio fa l’indi contemporaneo

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A glimpse inside the mind of Charles Swan III (id, Usa, 2012) di Roman Coppola con Charlie Sheen, Jason Schwartzman, Katheryn Winnick, Patricia Arquette, Bill Murray, Mary Elizabeth Winstead, Aubrey Plaza, Stephen Dorff, Colleen Camp.

Sceneggiatura di Roman Coppola

Commedia, 1h 30’

Festival Internazionale del Film di Roma 2012, In Concorso

Voto: 7 su 10

Per l’80 per cento, la mente di Charles Swan III (Charlie Sheen) è occupata dal sesso, in forma di seni enormi, lunghissime gambe, splendidi sorrisi e accoglienti deretani; il restante 20 è lasciato ai basilari istinti di sopravvivenza come mangiare, bere e dormire. Trattasi non di erotomane (per carità, basta!), ma di purissimo latin lover vecchia scuola, perennemente sfatto dagli eccessi della bella vita e spesso preda di curiosi deliri.

Quando, infatti, l’incantevole Ivana (Katheryn Winnick) tronca la relazione con Charles, dopo aver trovato in casa una collezione di polaroid “piccanti” di sue ex conquiste, l’uomo cade in una profonda depressione amorosa che evolve in un processo di autoanalisi immaginaria, dove sogni e ricordi si materializzeranno come fossero realtà.

Opera seconda di Roman Coppola, figlio di Francis Ford, fratello di Sofia, cugino di Jason Schwartzman (che nel film interpreta il confidente/aspirante cantante e cabarettista Kirby) e amico e collaboratore per registi quali Spike Jonze, Michel Gondry, Wes Anderson nonché dello sceneggiatore Charlie Kauffman.

Perché tale elenco? Perché lo sguardo nella mente di Charles Swan III sembra derivare direttamente da un tipo di cinema “indi” contemporaneo che ha nei nomi (e nei volti) succitati i suoi massimi esponenti.

Una sceneggiatura fitta di rimandi e citazioni, partendo dagli attori feticcio (Schwartzman, Bill Murray, la Arquette – anche lei mezza imparentata col regista in qualità di ex moglie di Nicolas-Coppola-Cage -) fino al surrealismo visivo fatto di tonalità vivacemente pop e di sequenze sospese in una dimensione a metà tra il magico e il nostalgico (ritorna anche il burattino di Essere John Malkovich), per un film tanto gradevole quanto, stringi stringi, vuoto e autoreferenziale di una precisa sottocategoria cinematografica americana, molto intellettuale e un tantino supponente.

Fatto sta che i vaneggiamenti allucinogeni di Charles procedono sullo schermo con una tale brillantezza che è impossibile non ritrovarsi con il sorriso stampato sulle labbra allo scorrere dei titoli di coda, preceduti dal disvelamento della finzione scenica in uno scacco metafilmico, anche quello, piuttosto velleitario.

Ma non c’è niente da fare, il film di Coppola, pur nei suoi limiti, rasenta il gioiellino, ritraendo un loser degli affetti, adorabile in ogni sua debolezza, che permette a Charlie Sheen un’interpretazione (identificativa?) sorprendente.

Giuseppe D’Errico

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