“45 anni”, cronaca di un’illusione annunciata con un’immensa Rampling

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45 anni (45 Years, GB, 2015) di Andrew Haigh con Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James, Dolly Wells, David Sibley

Sceneggiatura di Andrew Haigh da un racconto di David Constantine

Drammatico, 1h 33′, Teodora Film, in uscita il 5 novembre 2015

Voto: 8 su 10

Secondo Molière, “i dubbi sono più crudeli della peggiore verità”. Niente di più vero, dal momento che, con il loro insinuarsi nella nostra mente, in modo sempre più capillare, sgretolano le fondamenta delle nostre sicurezze. Quando questo accade all’interno di una relazione di coppia dove si è affidata la propria vita nelle mani dell’altro, le conseguenze possono essere devastanti. L’analisi di questo doloroso viaggio, spesso senza ritorno, viene elaborata con una spiccata sensibilità dall’inglese Andrew Haigh, sceneggiatore e regista di 45 Anni. Non nuovo nell’indagare la complessità dell’unione di coppia (come nell’acclamato Weekend), Haigh si lascia qui ulteriormente ispirare da un racconto di David Constantine, In another country, per raccontare il vacillare di un sodalizio solo apparentemente consolidato, proprio nel momento in cui si sta raggiungendo un importante ed invidiabile traguardo: 45 anni di reciproca dedizione.

45-anni_notizia-2Un traguardo che la protagonista Kate (Charlotte Rampling) decide di condividere con gli amici di sempre, organizzando un ricevimento per festeggiare anche la guarigione del marito Geoff (Tom Courtenay) da un intervento al cuore. Lo scorrere tranquillo di una pacifica vita familiare immersa nella campagna inglese, viene bruscamente interrotto da una lettera che comunica a Geoff il ritrovamento del corpo della sua prima fidanzata, Katya, dispersa nel 1962 durante un’escursione sui monti innevati della Svizzera. Benché siano trascorsi più di cinquant’anni, questo ritrovamento scoperchia un vaso di Pandora che rivela ai coniugi Mercer un aspetto nuovo e inaspettato di ciò che l’uno rappresenta per l’altro. Di fronte allo smarrimento ed alla profonda sofferenza di Geoff, sentimenti che il tempo probabilmente avrebbe dovuto smorzare, prende vita in Kate il dubbio che il marito abbia in se un mondo a lei sconosciuto. Un mondo in cui non c’è posto per lei e che l’uomo stenta a raccontarle, come se volesse proteggerlo da elementi estranei. Come estranea si sente ora Kate. Nonostante cerchi di mantenere una normalità almeno apparente, la donna vive nel proprio animo una tempesta di emozioni negative e di angosce che cresce di giorno in giorno.

Un tempo che il regista scandisce in maniera ritmica, sviluppando la storia nell’arco temporale di una settimana e indicando il trascorrere dei giorni fino al sabato, data dell’anniversario. La mancanza di interesse di Geoff verso questa celebrazione e la sua nuova apatia nei confronti di ciò che lo circonda, spinge sempre più Kate nel baratro del sospetto, portandola a compiere azioni lontane dal suo modo di essere. Sarà proprio questo indagare nel passato del marito a farle scoprire una sconcertante verità che, teme, potrebbe aver condizionato le loro scelte.

Man mano che il terreno le si sgretola sotto i piedi, i suoi dialoghi con l’uomo si fanno sempre più profondi e significativi, e colpisce come la struttura mentale maschile dello sceneggiatore abbia saputo cogliere sfumature e riflessioni proprie di un certo universo femminile. Un caleidoscopio di dolorose emozioni magistralmente interpretate da Charlotte Rampling, premiata per questo ruolo con l’Orso d’Argento all’ultimo Festival di Berlino, insieme al partner di scena Tom Courtenay. Nel ballo con Geoff, durante la tanto sospirata cerimonia, ogni frammento del viso e del corpo di Kate rivela il turbinio di pensieri e tormenti che le bruciano dentro e, di fronte ad un’incomprensibile superficialità del marito verso il dolore che le sta procurando, toglie con rabbia la mano dalla sua. Il suo viaggio è senza ritorno.

Nessun dettaglio è lasciato al caso in questo bellissimo film, anche il brano scelto come colonna sonora della vita di Kate e Geoff, la loro canzone, trae in inganno con la sua coinvolgente melodia. Non è un inno ai sentimenti, quando i Platters cantano “quando il tuo cuore è in fiamme devi renderti conto che hai il fumo negli occhi” è piuttosto la cronaca di una illusione annunciata.

Lidia Cascavilla

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