“3 Days to Kill”, meno male che c’è Kevin in tanta amenità

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3 Days to Kill (id, Francia/ Usa) di McG (Joseph McGinty Nichol) con Kevin Costner, Amber Heard, Hailee Steinfeld, Connie Nielsen, Tòmas Lemarquis, Richard Sammel

Sceneggiatura di Luc Besson

Thriller, 1h 57′, Eagle Pictures, in uscita il 5 giugno 2014

Voto: 6 su 10

Da un po’ di tempo l’attività principale di Luc Besson non è più dirigere film (nonostante l’ottimo Malavita, visto recentemente, e l’imminente Lucy con Scarlett Johansson) ma scriverli, produrli e farli dirigere a terzi. Si contano, in questo caso, diverse operazioni che hanno lasciato un proprio segno, come le saghe di Taxxi, Transporter e Taken, mentre resta solo un pallido ricordo di film come Bandidas, From Paris with Love e Lockout. Con buone probabilità, in questo secondo più sfortunato filone ci finirà anche 3 Days to Kill, un thriller comedy di stupidità abissale, che vede il ritorno da protagonista sul grande schermo di Kevin Costner, ex divo da 9 premi Oscar ormai stanco e sfatto.

3DaysToKill-70x100Ebbene, è all’attore americano che si deve gran parte del merito se l’opera diretta da McG (We are Marshall, Charlie’s Angels) si lascia vedere pur con qualche sforzo. Trattasi del classico action del tutto sconclusionato e privo di qualsivoglia fondatezza, da guardare unicamente col cervello spento e le gambe larghe. Il versante comico è ben più riuscito e divertente di quello ansiogeno, decisamente lasco nell’inghippo che coinvolge un super agente segreto (Costner) con malattia terminale, che deve compiere un ultima importante missione omicida per poter entrare in possesso di un potente siero in grado di salvargli la vita. E, dato che il tempo potrebbe stringere, il nostro tenta un riavvicinamento con la figlia adolescente (Steinfeld) con cui non ha mai avuto alcun rapporto.

Non manca l’ironia e spesso ci si ritrova a sghignazzare allegramente per i modi spicci e le battutacce del buon Kevin, intento a uccidere centinaia di cattivi e a impartire lezioni di ballo alla sua molesta prole. Resta sullo sfondo Amber Heard, bellona la cui utilità all’economia dell’intreccio è di puro ornamento. Tutto il resto è un compendio di amenità francamente innocue, se si è amanti del genere. Guai a pensarci troppo, sarebbe la fine di un divertimento tanto effimero quanto efficace.

Giuseppe D’Errico

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